L’obiettivo è creare un network virtuoso per progettare una piattaforma di simbiosi industriale di scarti e sottoprodotti
di Serena Costa, giornalista freelance per circulareconomyforfood.eu
Si è conclusa venerdì scorso la nona edizione di Re-think Circular economy forum, format di eventi sull’economia circolare, progettato per presentare una visione sui macro trend, i possibili percorsi evolutivi e le principali progettualità dell’economia circolare a livello locale, nazionale e internazionale. Alla quarta edizione nella città di Taranto, Re-Think è organizzato da Tondo aps e coinvolge attivamente aziende, start-up e istituti di ricerca con l’obiettivo di offrire uno spazio e gli strumenti per indagare i nuovi confini dell’economia circolare. Obiettivo del forum è quello di creare un network tra piccole, medie e grandi aziende, startup, centri di ricerca e università accomunati dalla progettazione dell’economia del futuro.
Tondo aps è un’organizzazione non-profit che attivamente agisce per favorire la transizione verso un sistema economico e industriale rigenerativo. Tondo è un luogo dove imprenditori, innovatori e designers possono sviluppare nuovi progetti improntati all’economia circolare.
Per il quarto anno consecutivo, i fari sono puntati su Taranto, città pugliese che rappresenta una delle sfide dal punto di vista della riqualificazione ambientale, sociale e imprenditoriale. Non a caso, Tondo aps ha avviato un progetto relativo alla rilevazione puntuale dello stato di circolarità dell’economia tarantina. A spiegarci gli obiettivi del progetto e a illustrare più in generale lo stato dell’economia circolare in Italia è il presidente di Tondo aps, Francesco Castellano.
Presidente Castellano, da dove nasce l’idea del progetto “Taranto Circolare”?
Dopo aver fatto due edizioni di Re-Thinking, c’era l’idea di fare qualcosa di più pratico per i territori. Taranto Circolare nasce come uno studio con cui capire la circolarità della città attraverso un’approfondita analisi e conoscenza del territorio, che si è poi sviluppata attraverso una fase di mappatura dei progetti già esistenti. Ora siamo nella fase più difficile, che è quella di creare una piattaforma che metta insieme gli scarti e i residui della produzione di alcune aziende, al fine di creare flussi di simbiosi industriale.
Uno dei problemi spesso riscontrati dalle imprese che vogliono fare economia circolare è che modelli circolari che sono applicabili alle piccole aziende non sono poi replicabili su larga scala. Come si può ovviare a questo problema?
Non esistono ricette univoche, occorre analizzare caso per caso. Uno degli obiettivi del progetto pilota è proprio capire se facendo economie di scala, il progetto possa funzionare. Sicuramente partiamo da piccoli modelli e, attraverso una fase di testing, cerchiamo di capire se ci siano gli impatti economici e ambientali che ci si aspetta. Un aspetto molto importante per le piccole imprese è poter interagire con le grandi per comprendere necessità, opportunità e bisogni.
A che punto è l’Italia in materia di economia circolare?
L’Italia è sicuramente un paese virtuoso per diversi motivi, ma principalmente perché è un Paese povero di materie prime: da qui la necessità non solo di importare tantissimo, ma soprattutto di ottimizzare quanto più è possibile ciò che arriva. Fortunatamente, a livello culturale c’è una grande attenzione verso il tema e anche dal punto di vista tecnologico siamo molto avanzati. Secondo alcuni studi italiani, l’Italia sarebbe addirittura prima tra i Paesi dell’Unione europea, in quanto a tasso di avanzamento dell’economia circolare, ma altri studi europei dicono che invece sono prime la Germania o l’Olanda. Ciò che è certo è che anche nel nostro Paese c’è ancora tantissimo da fare: i numeri attuali parlano di un tasso del 20%. Il 100% è impossibile, ma dobbiamo percorrere una strada per cercare di fare di più.
Cosa possono fare le politiche pubbliche per accelerare il processo di transizione ecologica?
Le politiche pubbliche sono molto importanti per definire gli effetti e il percorso dei rifiuti e dei sottoprodotti, ma anche per la definizione delle logiche del loro trattamento. Allo stato attuale, credo che l’economia circolare debba essere sostenuta, perché l’economia lineare ha un vantaggio economico molto alto: affinché la prima sia competitiva e abbia le risorse per brevettare nuovi settori, va sovvenzionata. Inoltre, occorrerebbe costruire un frame settore per settore, come sta facendo l’Ue, attraverso cui capire quali sono i problemi e poter così stimolare l’economia circolare.






