a cura di
Laboratorio di Sostenibilità ed Economia Circolare
Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo
con la collaborazione del prof. Gabriele Volpato
La crisi climatica è diventata elemento centrale nella produzione alimentare. Questo perché da una parte il comparto agricolo e della zootecnia è tra i settori che maggiormente contribuiscono alle emissioni di gas climalteranti in atmosfera, accelerando significativamente l’aumento delle temperature su scala globale e dall’altra, l’agricoltura è anche lei stessa vittima delle conseguenze dei cambiamenti climatici. Gli eventi meteorologici estremi, le fitopatie, la siccità, i nuovi parassiti e la desertificazione sono alcuni degli aspetti che rappresenteranno sempre più una sfida in termini di produzione alimentare e resa agricola.
Questi scenari drammatici e progressivi stravolgimenti coinvolgono tutta l’agricoltura, con particolare attenzione al settore della vitivinicoltura. Qui registriamo ripercussioni preoccupanti sulla produttività e qualità dell’uva raccolta. I singoli elementi climatici – come temperatura, luce e precipitazioni – sono fortemente correlati alla produttività, al contenuto zuccherino, all’acidità e aromaticità, in pratica, a tutti quegli elementi che caratterizzano la tipicità di un vino. Aumentano le temperature sulla crosta terrestre e cambiano di conseguenza le condizioni termiche delle zone coltivate. Il 50° nord parallelo è lo storico limite della viticoltura (Fregoni, 2013), ma il riscaldamento globale sta spingendo la coltivazione della vite in regioni sempre più a nord e sempre più in altura. Ora la vite può essere piantata anche in stati freddi e nevosi come la Norvegia, con una viticoltura che arriva straordinariamente fino al 59° nord parallelo (Eunews, 2018). Non è solo la Norvegia a misurarsi con queste nuove produzioni. Negli ultimi anni sono stati piantati vigneti anche in Belgio, Danimarca, Inghilterra e Svezia. Alcuni di questi vitigni sono ibridi, quindi allevati appositamente per i climi più freddi, ma non si fatica a trovare anche le più classiche uve europee come Chardonnay, Nebbiolo e Pinot Noir (The New York Times, 2018). Anche l’emisfero australe vede i produttori spingersi sempre più a sud, con piantagioni sperimentali in luoghi come la Patagonia o il Cile (Cubanfoodla, 2021).
La geografia mondiale della produzione vitivinicola sta quindi cambiando. Per questo motivo, si registra un progressivo spostamento: le zone non storicamente e pedoclimaticamente legate alla viticoltura vedranno piantare nuovi vigneti. Le zone invece tradizionalmente vocate alla produzione di vino si trasformeranno gradualmente in zone sub-tropicali, con scarsità di risorse idriche, frequenti fenomeni di scottatura o bruciatura degli acini e maturazioni troppo accelerate, situazioni che possono far incrementare drasticamente livello di zuccheri contenuti nell’uva. Quando fa troppo caldo, questa matura più in fretta, determinando un aumento di zuccheri e, di conseguenza, di alcol nel prodotto finale (Gaidos et al., 2014). Tutte alterazioni sensoriali del prodotto finale che dovranno essere sempre più tenute sotto controllo se si vuole puntare ad un vino di qualità.
Inoltre, su scala globale, gli impatti dei cambiamenti climatici sull’idoneità vitivinicola sono sostanziali e portano a possibili conflitti di conservazione nell’uso del suolo e negli ecosistemi di acqua dolce. Alcuni studi prevedono che l’area adatta alla viticoltura diminuirà dal 25% al 73% nelle principali regioni produttrici di vino entro il 2050 (Hannah et al., 2013). Il progressivo insediamento di vigneti ad altitudini più elevate che ne consegue, determinerà maggiori impatti sugli ecosistemi montani, con una conversione della paesaggio naturale in terreno agricolo. I tentativi di mantenere la produttività e la qualità dell’uva da vino a fronte del riscaldamento delle temperature porteranno indubbiamente a un maggiore utilizzo di acqua per l’irrigazione e/o per raffreddare l’uva – ad esempio attraverso la nebulizzazione o l’aspersione – creando potenziali impatti negativi sulla conservazione e sulle risorse di acqua dolce (Oasi Climatica, 2021).
Già oggi purtroppo, per effetto dei cambiamenti climatici, spesso si evidenziano raccolti in anticipo di circa un mese rispetto a 30 anni fa. Una situazione che sta mettendo in crisi anche il linguaggio della tradizione popolare che nasce dall’osservazione sul lungo periodo: il proverbio “ad agosto riempi la cucina e a settembre la cantina” (Il Punto Coldiretti, 2021) ora troverebbe difficile applicazione. Ad esempio, si stanno registrando con sempre maggior frequenza, vendemmie anticipate su tutto il territorio italiano (La Repubblica, 2021). Le date della vendemmia, infatti, risentono della temperatura che l’uva ha ricevuto nel corso della stagione di crescita, che inizia da circa aprile fino al momento della raccolta. Se la primavera e l’estate sono calde, l’uva matura più velocemente e aumenta anche il livello di zuccheri; perciò necessita di essere raccolta prima. Se invece le temperature sono più fredde, si registrerà un ritardo nell’inizio della raccolta. Un altro elemento che porta a vendemmie anticipate, in alcuni casi addirittura di settimane, sono gli eventi meteorologici imprevedibili ed estremi. Questo è il caso delle grandinate e delle “bombe d’acqua” (ovvero nuvole molto alte e cariche d’acqua ed energia, create dalla notevole differenza di temperatura tra suolo e cielo), in grado di distruggere in pochi istanti il lavoro di un’intera stagione, rilasciando anche fino a 200 millimetri d’acqua in poche ore. Eventi simili, rischiano inoltre di danneggiare fabbricati e di allagare magazzini. Un esempio è stato l’annata del 2020, dove nel biellese e vercellese (Piemonte) alcuni viticoltori hanno vendemmiato con una settimana di anticipo per evitare le conseguenze catastrofiche delle grandinate di quei giorni (Coldiretti Piemonte, 2020). Sono purtroppo i produttori di vino a pagare principalmente lo scotto di un clima che sta cambiando, con fenomeni sempre più violenti e devastanti ma anche dal fronte dei consumatori purtroppo cambieranno prezzi e qualità.
Bibliografia e sitografia
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https://vercelli-biella.coldiretti.it/news/grandine-sui-vigneti-anticipata-la-vendemmia-per-salvare-il-salvabile-pioggia-grandine-e-vento-a-cavallo-tra-vercellese-e-biellese/
Condizioni estreme e clima in evoluzione sulla frontiera vinicola meridionale della Patagonia – Sud America. (2021). Retrieved from
https://it.cubanfoodla.com/extreme-conditions-changing-climate-patagonia-s-southern-winemaking-frontier
Eunews. (2018). Il vino si può fare anche in Norvegia, e a produrlo è un italiano, Retrieved 13 March 2018, from
https://www.eunews.it/2018/03/13/vino-si-puo-anche-norvegia-produrlo-un-italiano/102385
Fregoni, M. (2013). Viticoltura di qualità. Milano: Tecniche nuove.
Gaidos, S. (2014). Grape expectations: Climate change is already transforming the wine industry. Science News, 185(3), 20-24. doi: 10.1002/scin.5591850316
Hannah, L., Roehrdanz, P., Ikegami, M., Shepard, A., Shaw, M., & Tabor, G. et al. (2013). Climate change, wine, and conservation. Proceedings Of The National Academy Of Sciences, 110(17), 6907-6912. doi: 10.1073/pnas.1210127110
Il cambio clima porta i vigneti sulle vette e gli ulivi al Nord – Il punto Coldiretti. (2021). Retrieved from https://www.ilpuntocoldiretti.it/attualita/il-cambio-clima-porta-i-vigneti-sulle-vette-e-gli-ulivi-al-nord/
Il gran caldo anticipa la vendemmia (quasi ovunque). Gli esperti: “Sarà una buona annata in tutta Italia”. (2021). Retrieved from https://www.repubblica.it/il-gusto/2021/08/17/news/il_gran_caldo_anticipa_la_vendemmia_gli_esperti_sara_una_buona_annata_in_tutta_italia_-314311151/
Oasi Climatica. (2021). Viticoltura stress calore, Retrieved 5 July 2021,
from https://www.oasiclimatica.it/viticoltura-stress-calore/
The New York Times. (2018). Great Bubbly From England, Believe It or Not, Retrieved 5 July 2021,
from https://www.nytimes.com/2018/12/20/dining/drinks/english-sparkling-wine.html





