Le certificazioni nel settore alimentare non sono solo un bollino di qualità, ma strumenti fondamentali per garantire la trasparenza e la sostenibilità delle filiere produttive
Di Antonella Ilaria Totaro – Materia Rinnovabile

Negli ultimi anni, la sostenibilità è diventata un tema centrale nel settore alimentare europeo. Da un lato, sempre più consumatori vogliono acquistare prodotti che rispettino l’ambiente e i diritti dei lavoratori e sono disposti a pagare un prezzo maggiore per prodotti sostenibili. Secondo il report Winning in Green Markets: Scaling Products for a Net Zero World del World Economic Forum, redatto in collaborazione con il Boston Consulting Group, il numero di consumatori di una determinata categoria che sceglierebbe la sostenibilità aumenta di circa 2-4 volte (fino al 20-43% dei consumatori) quando la sostenibilità è collegata ad altri vantaggi come la salute, la sicurezza e la qualità. Il numero di consumatori che farebbe scelte sostenibili aumenta di altre 2-4 volte (fino a circa l’80%) quando vengono affrontate barriere come la convenienza, l’informazione e il costo.
Dall’altro lato, le aziende, anche adeguandosi alle politiche EU su Sustainable Food Systems, una delle iniziative faro della strategia Farm to Fork, stanno adottando misure per ridurre la propria impronta ecologica, implementando progetti di sostenibilità che mirano a diminuire le emissioni di gas serra, conservare risorse idriche ed energetiche e preservare la biodiversità. In questo contesto, le certificazioni di sostenibilità svolgono un ruolo cruciale nel garantire trasparenza e affidabilità lungo l’intera filiera produttiva, fornendo maggiore sicurezza, qualità e informazioni al cliente finale, permettendo al tempo stesso di avviare discussioni sulla catena del valore e valutare elementi quali la sostenibilità delle materie prime. Il ruolo di queste certificazioni sarà sempre più importante nei prossimi anni: per i consumatori, rappresentano una guida affidabile per fare scelte consapevoli; per le aziende, un’opportunità per dimostrare il proprio impegno verso un futuro più sostenibile.
Regenerative Organic Certified e la partnership tra Davines e Rodale Institute
Creata nel 2018 dalla Regenerative Organic Alliance, a sua volta nata da una partnership tra Rodale Institute, Patagonia e Dr. Bronners’, la certificazione Regenerative Organic Certified (ROC) si propone come il più alto standard di agricoltura biologica rigenerativa al mondo. Nata negli Stati Uniti, nel luglio 2021 l’italiano Gruppo Davines, in partnership con il Rodale Institute, ha istituito EROC – European Regenerative Organic Center, polo di ricerca e formazione, che è anche il promotore della certificazione ROC in Europa.
“Abbiamo iniziato col certificare i primi agricoltori biologici rigenerativi in Italia”, ci racconta Dario Fornara, Research Director di Davines Group e EROC. “L’estratto di vinacce di uva Barbera della Vigna Cunial, azienda vitivinicola biologica certificata di Traversetolo, in provincia di Parma, è il primo ingrediente certificato organico rigenerativo, a cui sono seguite altre aziende in Italia, Austria, Francia e Grecia.” Combinando gli estratti di vinacce di uva Barbera della Vigna Cunial e di anice verde proveniente dall’azienda agricola Corradetti di Castignano (Ascoli Piceno), già Presidio Slow Food, Davines ha lanciato WE STAND/for regeneration, uno shampoo e bagno doccia in edizione limitata.
Al di là della certificazione, l’alleanza tra Rodale Institute e Davines mira a formare gli agricoltori nelle pratiche di agricoltura rigenerativa e a spingere più in là le frontiere della sostenibilità in termini di ricerca, scienza e contributo alla salvaguardia della biodiversità e del sequestro della CO₂. “Puntiamo a creare un movimento e a coinvolgere gli altri player del settore agroalimentare e cosmetico italiano partendo in primo luogo dai pilastri della certificazione Regenerative Organic Certified che sono la salute del suolo, il benessere degli animali e il benessere delle persone”, ci spiega Fornara. “Al tempo stesso abbiamo i Presidi Slow Food in Italia che sono eccellenze preziose da utilizzare per creare nuovi ingredienti per la cosmetica e vogliamo allargarci anche al di là dell’Europa, prendendo e certificando alcuni ingredienti, come ad esempio il caffè in Africa. Vogliamo essere una lighthouse, dove la gente impara e prende ispirazione per fare progredire il movimento del biologico rigenerativo.”
Certificazioni di prodotto
Per chi cerca prodotti alimentari coltivati nel rispetto dell’ambiente, la certificazione biologica rappresenta una garanzia importante. In Europa, il riferimento principale è il Regolamento UE 2018/848, che stabilisce criteri rigorosi per la produzione e l’etichettatura dei prodotti bio. Tra gli organismi di certificazione più noti, Ecocert è un ente riconosciuto a livello internazionale che assicura il rispetto degli standard biologici lungo tutta la catena di approvvigionamento.
Come la precedente ROC, anche la certificazione biologica alimentare ha carattere volontario ed è utilizzata dalle aziende della filiera agroalimentare e zootecnica. Dal 2007 l’Unione europea ha reso obbligatorio l’utilizzo del marchio comune biologico − chiamato anche Euro-leaf − per tutti i prodotti bio realizzati sul territorio europeo. Per poter ottenere la certificazione sugli alimenti è necessario che questi contengano almeno il 95% di ingredienti biologici, rispettando condizioni stringenti anche per il restante 5% di ingredienti.
Sempre guardando ai metodi di produzione, la UNI 11233 sulla Produzione Integrata è un metodo di coltivazione ecocompatibile che prevede l’adozione di tecniche che garantiscono un minor impatto ambientale, una riduzione dell’immissione nell’ambiente di sostanze chimiche, integrando con input naturali. In tal caso la certificazione riguarda le aziende agricole, di condizionamento e di trasformazione dei prodotti agricoli per le loro produzioni vegetali.
Positive Food ed etichettatura trasparente
Se ROC e certificazioni di prodotto guardano soprattutto ai processi e alle modalità di coltivazione e produzione dei cibi, esiste parallelamente un sistema di certificazioni, sempre su base volontaria, a cui anche le aziende del settore alimentare possono uniformarsi. Al di là di ISO 14001, ISO 50001 e EMAS che riguardano efficientamento energetico e impatto ambientale delle aziende alimentari e non solo, un’iniziativa interessante in tale direzione è Positive Food, il primo sistema di etichettatura di sostenibilità in Italia.
Basato su quattro pilastri − ambiente, nutrienti, persone e filiera − il progetto, nato nel 2022 grazie al contributo di Milan Center for Food Law and Policy, sostiene la creazione di un nuovo modello di certificazione volontaria che fornisca al consumatore una valutazione sintetica, ma completa, della sostenibilità dei prodotti in modo da poter compiere scelte alimentari consapevoli, sane e sostenibili.
Certificazioni etiche
Non mancano naturalmente le certificazioni etiche, come quella della Rainforest Alliance, organizzazione non governativa fondata nel 1987, che certifica l’intera filiera dal campo al consumatore per materie prime quali caffè, cacao, nocciole e tè, verificando il rispetto degli aspetti sociali e ambientali, soprattutto nelle prime fasi di produzione. Inglobata nel 2018 nella Rainforest Alliance in risposta alle crescenti sfide della deforestazione, del cambiamento climatico, della povertà sistemica e della disuguaglianza sociale, la certificazione UTZ si propone di assicurare le migliori pratiche agricole con un ridotto impatto ambientale, guardando al tempo stesso alle condizioni di vita e sociali dei lavoratori.
Basata su rigorosi standard sociali, ambientali ed economici, la certificazione internazionale Fair Trade garantisce il rispetto dei diritti dei produttori in termini di commercio equo e solidale, oltre alla tutela dell’ecosistema e dell’ambiente in tutte le fasi di produzione.
Nel contesto italiano, sempre puntando sulla filiera etica, anche se non si tratta di una vera e propria certificazione, esiste il bollino marchio No Cap che punta a rendere più trasparente la provenienza di un prodotto, le sue modalità di produzione, il rispetto dei diritti umani, l’applicazione di contratti legali e, non ultimo, il rispetto per l’ambiente e il benessere degli animali.
Contro la deforestazione: un impegno per il futuro
La deforestazione è uno dei problemi ambientali più urgenti, legato anche alla produzione di materie prime agricole come soia, olio di palma e cacao. Nonostante l’approvazione da parte dell’Unione Europea del Regolamento contro la deforestazione (EUDR), che impone alle aziende di garantire che i loro prodotti non contribuiscano alla distruzione delle foreste, non esiste al momento una specifica certificazione nella filiera alimentare al riguardo.
Pur non riguardante direttamente la produzione di cibo, infine, la certificazione tedesca ISCC PLUS assicura la sostenibilità delle materie prime agricole e il rispetto delle normative ambientali. Legata all’economia circolare e alla filiera agricola, infatti, tale certificazione riguarda rifiuti e residui agricoli, materie prime derivate da energie rinnovabili, ma anche materie prime agricole coltivate in modo sostenibile e biomasse forestali, che possono essere utilizzate, ad esempio, nel settore degli imballaggi.

In copertina foto di Melissa Askew da Unsplash




