La cosmetica italiana sta bene. I dati preconsuntivi 2023 del Centro Studi di Cosmetica Italia registrano un fatturato totale dell’industria cosmetica in Italia in crescita del 13,3% rispetto all’anno precedente. Per raggiungere i 15 miliardi di euro con una proiezione sul 2024 di un ulteriore +9,8% che porterà il fatturato a 16,5 miliardi di euro. In questo stato di buona salute e di crescita costante, i due driver principali che stanno sempre più guidando le scelte dei consumatori sono rivolti all’innovazione e alla sostenibilità. Basti considerare come nel 2023 la cosmetica naturale e green sia arrivata a guadagnarsi uno spazio e un valore di 3,1 miliardi di euro. E come, molto spesso, la ricerca di formulazioni bio o prodotte con un basso impatto ambientale siano sostenute da profonde pratiche di innovazione in tutti i processi produttivi.
L’innovazione che va di pari passo con la sostenibilità
In questo contesto, NASTE Beauty (https://nastebeauty.com)si propone una innovativa “linea di skincare sostenibile, biologica e upcycled ottenuta attraverso fonti di energia rinnovabile e partner locali”. Una linea “capace di impattare positivamente sull’ambiente e sul territorio”. Aspetto, quest’ultimo, di grande rilievo all’interno dei trend di crescita di una bellezza che sempre più spesso e sempre più in profondità abbraccia il contesto territoriale e la necessità dello zero waste, ovvero della riduzione dei consumi verso la totale assenza di rifiuti: “I nostri prodotti donano una seconda vita alle bucce e ai semi di mele piemontesi rimanenti dal processo di produzione di succhi di frutta biologici”. Anche nel beauty, dunque, tutto si ricicla e tutto si trasforma, nell’ottica del rispetto della natura ma anche dell’impegno a fornire ingredienti di grande beneficio per la pelle e per l’organismo.

Dalle bucce e dai semi delle mele Presidio Slow Food
L’attenzione in atto alla sostenibilità ambientale, ma anche a quella sociale e di governance che compongono i tre criteri fondamentali dell’ESG, oltre a garantire un crescente impegno verso una filiera e a una produzione sempre più green, si orienta alla cura dei processi di circolarità e di riuso degli ingredienti. A partire, per NASTE Beauty, dalla Pasta di mele, l’ingrediente base di tutta l’attuale linea cosmetica 100% upcycled. “La Pasta di mele viene ottenuta recuperando le bucce e i semi delle mele Presidio Slow Food utilizzate per produrre succhi di frutta biologici. Attraverso lavorazioni alimentate da energie rinnovabili si ottiene un ingrediente funzionale e naturalmente antiossidante per la presenza certificata di nutrienti naturali, tra cui polifenoli, fibre, catechine e zuccheri”.
Una filiera green dalla pianta al packaging
“Col supporto dell’esperienza dell’azienda cosmetica Reynaldi, produttrice da più di 40 anni di cosmetici naturali”, la Pasta di mele utilizzata nei cosmetici NASTE Beauty e gli altri ingredienti “ crea prodotti biologici e tracciabili sul territorio italiano, e lo fa grazie a fonti di energia sostenibile e sistemi di recupero dell’acqua di lavorazione”. Anche il packaging, che ha un ruolo fondamentale nella distribuzione dei prodotti cosmetici per la protezione del prodotto, rappresenta un elemento di grande impatto per la trasmissione dei valori della sostenibilità ambientale in termini di consumo di elementi preziosi come carta, plastica e vetro. Per questo, il packaging dei cosmetici NASTE Beauty è composto da materiali riciclati e facilmente riciclabili.

La cura delle persone e il valore del lavoro
Per quanto riguarda l’attenzione all’aspetto sociale dei fattori ESG, il progetto prevede la collaborazione “con cooperative sociali del territorio, andando a generare occupazione e impatti positivi per ragazzi appartenenti a categorie svantaggiate”. In questa dimensione, la cura del tessuto sociale è importante tanto quanto l’attenzione all’aspetto ambientale “per contribuire al benessere e alla crescita del territorio. Per questo, la preparazione degli ordini è affidata alla cooperativa sociale D.P.S. Dalla Stessa Parte”. Affidando grande rilievo al valore anche formativo del lavoro che, tramite l’occupazione, possa contribuire a fare sì che “individui affetti da disabilità possano ottenere benessere e realizzazione personale”.






