Scheda scritta da Tallulah Richards, Serena Tomio del corso Scienze della Progettazione Gastronomica della Laurea Triennale UNISG in Scienze e Culture Gastronomiche
Nazione: India
Indirizzo: Chennekothapalli village, Sri Satya Sai District, Andhra Pradesh, India – 515101
Tipo di realtà: Organizzazione no-profit
Target: B2B, C2C
Claim: Life we celebrate you
Sito web: timbaktu.org
Scenario
Nonostante l’India sia considerata un Paese in via di sviluppo, continua ad affrontare enormi problemi legati alla fame e alla povertà. Il Paese ospita un quarto delle persone affamate del mondo e, nonostante la Rivoluzione Verde (1965–1968) e l’aumento della produzione alimentare che avrebbe potuto sfamare la popolazione, le difficoltà restano numerose (Narayan, 2011).
Per molti, infatti, è difficile permettersi un’alimentazione nutriente, il che comporta livelli elevati di fame e malnutrizione, soprattutto tra i bambini. Molte morti sono dovute alla denutrizione e, a peggiorare la situazione, l’aumento dei prezzi alimentari mette ulteriormente in difficoltà le famiglie povere, che spesso spendono oltre il 60% del proprio reddito per acquistare cibo (Narayan, 2011).
Anche i piccoli agricoltori hanno sofferto all’interno di questo sistema sempre più elitario e diseguale. L’aumento dei prezzi al dettaglio, unito al fatto che ricevono compensi inferiori al giusto valore dei loro prodotti, ha privato molti della dignità di una vita equa. Negli ultimi quindici anni, circa un quarto di milione di agricoltori, schiacciati dai debiti, si sono tolti la vita (Narayan, 2011). Un esempio emblematico è la serie di suicidi collettivi avvenuti alla fine degli anni ’90 durante la crisi del cotone (Kannuri & Jadhav, 2021).
Come molti altri Paesi, anche l’India potrebbe diventare un luogo prospero per i suoi abitanti. Tuttavia, lo sviluppo socioeconomico ha escluso la maggior parte della popolazione. Anche con la recente spinta verso la modernità, persistono tre tendenze sistemiche di impoverimento: crescita senza occupazione, riduzione dei rendimenti agricoli ed esclusione sociale (Narayan, 2011).
Questa situazione di fame deriva non solo dalla mancanza di politiche mirate al benessere delle persone, ma anche da percorsi storici, dal limitato accesso alle informazioni sulle nuove tecniche di coltivazione e dagli effetti del cambiamento climatico.
In India, e in particolare nello Stato di Andhra Pradesh, dove opera il Timbaktu Collective, le conseguenze di questo processo sono evidenti. Prima dell’occupazione britannica, l’area intorno al villaggio di Mushtikovila, nel distretto di Anantapur, era coperta da vaste foreste di legno duro, dominate da alberi di teak. I britannici disboscarono queste aree negli anni 1860 per fornire legname alla rete ferroviaria in espansione. Dopo l’indipendenza del 1947, le comunità locali continuarono a tagliare alberi e, nel giro di poche generazioni, la maggior parte delle foreste venne sostituita da macchia e praterie.
La perdita di biodiversità e di terre fertili spinse molti abitanti a lasciare la regione. Rimasero solo piccoli agricoltori, che coltivavano il terreno per nutrire il bestiame. Negli anni ’70, il governo indiano modificò le leggi sulla proprietà fondiaria, incoraggiando il passaggio dall’agricoltura di sussistenza alle colture da reddito. Questo provocò un ulteriore impoverimento del suolo e una drastica riduzione della biodiversità. Con l’erosione e l’aumento delle temperature, l’agricoltura collassò, lasciando gli agricoltori in condizioni critiche (Short, 2019).
Fu in questo contesto che, negli anni ’90, nacque il Timbaktu Collective, dando avvio a un nuovo paradigma e scrivendo una storia capace di trasformare la terra e la vita di molte famiglie e comunità.
L’iniziativa Dharani del Timbaktu Collective lavora oggi con 2.393 piccoli agricoltori provenienti da 74 villaggi in 10 mandal dei distretti di Sri Sathya Sai e Ananthapuramu. Promuove l’agricoltura biologica sostenibile e resiliente ai cambiamenti climatici, aiutando i contadini a ottenere maggiori guadagni attraverso un maggiore controllo sulla filiera agricola. Le coltivazioni comprendono miglio, arachidi e lenticchie.
Per sostenere queste attività, il collettivo ha fondato la Dharani Farming and Marketing Cooperative Ltd (Dharani FaM Coop), una cooperativa posseduta dagli stessi produttori, che si occupa della raccolta, trasformazione, valorizzazione e vendita dei prodotti biologici con il marchio Timbaktu Organic.
Il team di campo del collettivo incontra regolarmente i gruppi di agricoltori (sangha) per guidarli nelle pratiche di agricoltura biologica, fornendo indicazioni precise tramite un “Package of Practices” (PoP). Li supporta nella pianificazione delle colture, nella formazione e nell’organizzazione di scuole di campo, garantendo il rispetto delle regole della cooperativa Dharani FaM per la vendita dei prodotti.
Inoltre, il collettivo aiuta gli agricoltori a documentare il proprio lavoro e a ottenere la certificazione biologica attraverso il Participatory Guarantee System (PGS), in collaborazione con PGS India e PGS OC. Recentemente, Dharani ha avviato un nuovo progetto per coinvolgere donne e giovani locali nella produzione biologica di ortaggi, sviluppando un apposito PoP anche per loro.
La Dharani FaM Coop rappresenta dunque una federazione di sangha e un’impresa di produttori nata per aiutare gli agricoltori nei processi post-raccolta e nella commercializzazione.
Descrizione
Il Timbaktu Collective è una realtà di base unica, che da decenni trasforma la vita delle persone in una regione arida dell’Andhra Pradesh. Tutto è iniziato dall’incontro tra Mary Abraham Vattamattam, originaria del Kerala, e Choitresh Kumar Ganguly, detto Bablu, del Bengala.
I due arrivarono nel distretto di Anantapuramu nel 1978, ma solo nel 1990, insieme al loro amico John D’Souza (del Centre for Education and Documentation, Bombay), acquistarono un terreno di 32 acri di terra degradata vicino al villaggio di C.K. Palli. Lo chiamarono Timbaktu, un termine che significa “Ultimo Orizzonte” o “terra di nessuno”, noto localmente come Sarihaddu Rekha in telugu. Curiosamente, quel pezzo di terra arida rappresentava in scala ridotta il paesaggio degradato dell’intero distretto.
Da quell’inizio modesto nacque il Timbaktu Collective. I tre fondatori decisero di abbandonare l’attivismo di protesta e di abbracciare ciò che Gandhi definiva la “politica del lavoro costruttivo”. Credevano che il vero cambiamento derivasse dal permettere alle persone di vivere con dignità e in armonia con la terra e tutte le forme di vita. Furono profondamente ispirati anche dalle idee dell’economista E.F. Schumacher, che affermava: “Dobbiamo fare ciò che riteniamo giusto… altrimenti diventiamo parte del problema, non della soluzione.”
Prima di intraprendere il loro percorso, i tre si formarono in Permaculture Design con Robyn Francis, allieva di Bill Mollison, fondatore della Permacultura. Una lezione fondamentale che appresero fu proprio da Mollison: il vero cambiamento nasce quando si passa dall’essere semplici consumatori a diventare produttori di cibo, energia, idee e speranza. Diceva: “I rivoluzionari che non coltivano giardini, che non producono cibo o riparo, dipendono ancora dal sistema che criticano.”
Con questa filosofia, il Timbaktu Collective intraprese il proprio cammino, crescendo nel tempo fino a diventare un movimento che oggi coinvolge oltre 40.000 famiglie in 347 villaggi distribuiti in 14 mandal dei distretti di Anantapuramu e Sri Sathya Sai.
Il collettivo gestisce diversi programmi innovativi, tra cui:
- Swasakthi (“Forza di sé”) – favorisce l’autonomia delle donne attraverso cooperative di credito e risparmio.
- Militha (“Inclusione”) – sostiene i diritti e i mezzi di sussistenza delle persone con disabilità.
- Chiguru (“Germoglio”) – lavora con bambini e giovani, promuovendo educazione alternativa e diritti dell’infanzia.
- Kalpavalli (“Fonte Eterna di Abbondanza”) – tutela la biodiversità e rigenera le risorse naturali.
- Gramasiri (“Ricchezza del villaggio”) – aiuta i lavoratori agricoli a migliorare le proprie condizioni allevando piccoli ruminanti.
- Dharani (“Terra”) – promuove l’agricoltura biologica e la trasformazione alimentare sostenibile.
- Enterprise Development – sostiene lo sviluppo di imprese comunitarie gestite localmente.
Ciò che era iniziato come un sogno su un pezzo di terra sterile è oggi diventato una forza concreta per la sostenibilità, l’inclusione e l’empowerment rurale in una delle regioni più difficili dell’India.

Bibliografia
- The Timbaktu Collective. (n.d.). https://timbaktu.org/
- New America. (n.d.). Lessons from the past to govern for the future: Regenerating land and lives — The Timbaktu Collective in Anantapur, India. https://www.newamerica.org/political-reform/reports/lessons-from-the-past-to-govern-for-the-future/regenerating-land-and-lives-the-timbaktu-collective-in-anantapur-india/
- Narayan, S. (2011, June). Why India is losing its war on hunger. Oxfam Policy & Practice. https://policy-practice.oxfam.org/resources/why-india-is-losing-its-war-on-hunger-142725/
- Kannuri, N. K., & Jadhav, S. (2021). Cultivating distress: Cotton, caste and farmer suicides in India. Anthropology & Medicine. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8734467/
- Short, L. (2019, dicembre 4). Timbaktu Collective: A story of soil, resilience, and restoration. Population Education. https://populationeducation.org/timbaktu-collective-a-story-of-soil-resilience-and-restoration/




