Le richieste della Commissione europea agli Stati membri da qui al 2030
di Serena Costa, giornalista freelance per circulareconomyforfood.eu
Solo nel 2022, nell’Unione europea è andata sprecata oltre una tonnellata di cibo (dati Eurostat). Una quantità che, divisa tra i circa 450 milioni di abitanti dell’Ue, si è tradotta in 132 chilogrammi per abitante, un chilo in più rispetto all’anno precedente. E sono proprio le famiglie (54%) a rappresentare la fonte più consistente dello spreco alimentare, seguite dall’industria della trasformazione (19%), dalla ristorazione (11%), dal commercio al dettaglio e distribuzione (8%) e dalla produzione primaria (8%).
E l’Italia non sta messa affatto bene in termini di foodwaste. In ciascuna settimana del 2024, sono andati persi 683 grammi di cibo, di contro ai 513 della Germania, ai 460 della Francia e ai 632 del Regno Unito: è questo il quadro emerso dal rapporto “Waste Watcher 2024 – Lo spreco alimentare nei Paesi del G7: dall’analisi all’azione”, presentato a Roma il 16 settembre scorso e condotto dall’Osservatorio internazionale Waste Watcher dell’Università di Bologna, con elaborazione Ipsos.
Gli alimenti più sprecati sono frutta fresca (27,1 grammi), verdure (24,6 grammi), pane fresco (24,1 grammi), insalate (22,3 grammi), cipolle/aglio/tuberi (20 grammi). Il consumatore medio italiano, questo il target della ricerca, è riuscito perfino a fare peggio rispetto al 2023, anno in cui lo spreco si era fermato a 469,4 grammi.
La maglia nera va al Sud, in cui ogni settimana si sono dispersi 747 grammi di prodotti alimentari, seguito dal Centro (744 grammi) e dal Nord (534 grammi).
Ma perché si spreca? Secondo il 42% degli intervistati, il motivo risiede nel fatto che la frutta e la verdura sono conservate nelle celle frigo e portandole a casa vanno a male; il 37% se ne dimentica e perciò i prodotti scadono o si deteriorano; altra motivazione ricorrente (37%) è che i cibi acquistati sono già vecchi. E ancora, c’è chi ha paura di non avere in casa cibo a sufficienza e compra in eccesso oppure è invogliato da troppe offerte (32%).
A valle di questi dati, dunque, a incidere sullo spreco alimentare made in Italy è la scarsa qualità del cibo che si trova sugli scaffali.
E la Commissione europea cerca di correre ai ripari. In occasione della Giornata mondiale sulla consapevolezza degli sprechi e perdite alimentari, che si è celebrata il 29 settembre scorso, la Commissione ha proposto ai Paesi membri di impegnarsi entro il 2030 a ridurre del 10% lo spreco nella fase di produzione del cibo e del 30% nella fase di consumo nei ristoranti, nelle mense e nelle case degli europei.
Il cibo perso in tutta Europa, infatti, rappresenta il 16% delle quantità di gas serra emesse per la produzione agroalimentare UE e corrisponde a 254 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Per generare prodotti alimentari che non andranno a nutrire nessuno vengono impiegati 342 miliardi di metri cubi di acqua. Un’enormità, ancor di più se si pensa che 37 milioni di europei non possono permettersi ogni due giorni un pasto a base di carni rosse, di pollo, di pesce o vegetali (Eurostat 2023). Se la proposta della Commissione fosse messa in pratica, una famiglia europea composta da 4 persone risparmierebbe 400 euro all’anno.
Bibliografia
- Agenzia ANSA. (2024, settembre 27). Eurostat, nell’Ue si sprecano 132 chili di cibo a testa all’anno—In breve—Ansa.it. Agenzia ANSA. https://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/in_breve/2024/09/27/eurostat-nellue-si-sprecano-132-chili-di-cibo-a-testa-allanno_813a0e71-b928-46c2-88d5-fb2a1d78885e.html
- WASTE WATCHER 2024 Lo spreco alimentare nei Paesi del G7: Dall’analisi all’azione. (2024, settembre 16). https://www.sprecozero.it/wp-content/uploads/2024/09/CC24_WWI_16sett_Pres_DEFINITIVA.pdf
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