Scheda scritta da Tallulah Richards e Serena Tomio del corso Scienze della Progettazione Gastronomica della Laurea Triennale UNISG in Scienze e Culture Gastronomiche
Tipologia: Documentario
Regista: Kavita Carneiro
Attore principale: Contadine della regione del Maharashtra in India
Anno distribuzione: 2025
Lingua: Marathi + sottotitoli in inglese e 13 lingue indiane
Nella lotta per l’accesso alla terra e alle risorse naturali, le donne rurali del Maharashtra, in India, sfidano da decenni discriminazioni profonde legate al sistema delle caste e ai pregiudizi di genere, che le escludono storicamente dal diritto alla proprietà fondiaria.
Questo documentario breve racconta le storie di diverse donne contadine della regione di Beed, protagoniste di un movimento nato in occasione della Giornata Internazionale della Donna, con l’obiettivo di dare visibilità alle comunità agricole e alle loro pratiche di resistenza e rigenerazione.
Ad aprire il racconto è Dwarka Waghmare, agricoltrice Dalit, appartenente a una delle caste più emarginate dell’India rurale. Attraverso i suoi ricordi d’infanzia, Dwarka descrive la storica competizione per l’accesso alle terre fertili tra i Dalit e la casta dei Mahar, socialmente dominante. Mentre ai Mahar sono state assegnate le terre della valle, ricche d’acqua anche durante i monsoni, i Dalit coltivano terreni collinari, aridi e difficili da irrigare.
Il documentario evidenzia come il cambiamento climatico, con precipitazioni sempre più irregolari, abbia aggravato queste disuguaglianze, causando una migrazione forzata verso le zone di raccolta della canna da zucchero. A questa fragilità ambientale si somma quella sociale: Dwarka racconta il peso del doppio svantaggio di essere donna e Dalit, costretta a vivere in una gerarchia che la pone non solo al di sotto delle caste superiori, ma anche degli uomini della propria comunità, soprattutto nei periodi di carestia.
Il racconto si sposta poi su una storia di resilienza e innovazione agricola: quella di Sanjeevani Salve, agricoltrice che, dopo il suicidio del marito, ha fondato una fattoria autosufficiente gestita interamente da donne. La sua azienda applica principi di agroecologia ed economia circolare, come la consociazione delle colture, la conservazione dei semi e l’uso sostenibile delle risorse.
La fattoria di Sanjeevani offre opportunità lavorative a donne single, spesso escluse dai sistemi agricoli tradizionali perché considerate socialmente meno affidabili rispetto alle donne sposate. Il modello produttivo si fonda su giustizia sociale, equità di genere e rispetto degli ecosistemi, dimostrando come l’agricoltura possa diventare uno strumento di emancipazione.
Un elemento centrale del documentario è la conservazione dei semi, pratica chiave dell’economia circolare agricola. Le protagoniste raccontano il recupero delle colture tradizionali Adivasi, coltivate dai loro antenati, e la creazione di reti di scambio dei semi per ridurre la dipendenza dalle grandi multinazionali sementiere.
La dimensione circolare del progetto emerge soprattutto nella rete cooperativa tra le donne: grazie al risparmio condiviso e all’indipendenza economica, sono riuscite ad acquistare collettivamente nuove terre, coltivando ogni stagione semi conservati dal raccolto precedente. Un ciclo rigenerativo che unisce terra, lavoro e comunità, dimostrando come l’economia circolare possa essere anche uno strumento di giustizia sociale e autodeterminazione.
Riferimenti
- Birulee, A (2021). Who Is An Adivasi And Why Is It Important To Assert This Identity? Adivasi Lives Matter in https://www.adivasilivesmatter.com/post/who-is-an-adivasi-and-why-is-it-important-to-assert-this-identity




