Nazione: Italia
Indirizzo: Via Fauser, 8, 28100 Novara NO
Tipo di realtà: Azienda
Target: B2B, B2C
Sito web: www.novamont.com
Scenario
Primo elemento essenziale per la comprensione del presente caso studio riguarda la situazione delle aree industriali dismesse a livello nazionale. Dalle indagini Istat riferite al 2012 risulta che le aree industriali dismesse siano il 3% del territorio nazionale, pari a una superficie di circa 9.000 chilometri quadrati, della quale circa il 30% collocata in ambito urbano.
Il secondo elemento è rappresentato dalla coltivazione del cardo. Da alcuni anni su tale coltura Novamont ha avviato lo sviluppo di filiere agroindustriali innovative, basate su materie prime agricole che valorizzano le specificità locali, garantiscono l’uso efficiente delle risorse e sono allo stesso tempo vantaggiose per gli agricoltori.
Descrizione
Matrìca Spa è una joint venture paritetica costituita da Novamont e Versalis (società di Eni), con l’obiettivo di riconvertire un’area industriale dismessa, identificata in una parte dello stabilimento petrolchimico di Porto Torres in Sardegna, in una bioraffineria volta allo sviluppo di prodotti innovativi, a partire da materie prime vegetali provenienti dallo sviluppo di una filiera agricola integrata nel territorio (Matrica, 2017).
Il progetto Matrìca mira alla riconversione di siti industriali dismessi, alla riprogettazione del modello tradizionale produzione-smaltimento e alla creazione di sinergie tra il settore agricolo e industriale con il territorio. Nel ciclo produttivo di Matrìca, oltre all’utilizzo di oli vegetali di provenienza europea per alimentare i processi, è in fase di sviluppo una filiera agricola basata sul cardo. La coltivazione a basso input e la tecnologia sviluppata contribuiscono alla produzione di biochemical e bioprodotti i cui settori di utilizzo sono rappresentati dall’industria della cosmesi, dei lubrificanti, dei bioerbicidi e da quella delle bioplastiche.
I terreni incolti o marginali della Sardegna, che secondo un censimento pubblicato dall’Istat (Matrìca, 2017) sono aumentati di circa 200.000 ettari dal 1982 al 2010, e che rischierebbero di restare improduttivi e di impoverirsi, possono essere valorizzati attraverso la coltivazione del cardo e all’insieme di pratiche collegate.
Del cardo si può sfruttare sia la biomassa sia l’olio estratto dai semi contenuti nel capolino, in modo da permettere a questa coltivazione di soddisfare il fabbisogno industriale, in funzione dalla resa (Matrìca, 2017). L’olio ricavato, simile a quello del girasole, appare ideale per l’impiego industriale, mentre gli scarti vegetali derivanti dalla trasformazione possono essere utilizzati per far fronte al fabbisogno energetico del processo industriale, con l’obiettivo di renderlo sempre più autosufficiente. Il progetto interessa un’area di circa 27 ettari, con una capacità produttiva complessiva pari a circa 70.000 tonnellate l’anno di bioprodotti (Matrica, 2017).

Bibliografia
- Matrìca, 2017 (www.matrica.it).
- Senato italiano, Disegno di legge recante misure per favorire la riconversione e la riqualificazione delle aree industriali dismesse, 2012 (www.senato.it/application/xmanager/projects/leg17/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/002/999/2015_07_29_-_ANCI.pdf).




