Scheda scritta da Maria Clotilde Giordano, Beatrice Cagnin Trevisan, Giorgia Zonca del corso Scienze della Progettazione Gastronomica della Laurea Triennale UNISG in Scienze e Culture Gastronomiche
Autore: Caterina Candiani, Alberto Trauzzi
Prodotto da: RAMI
Anno distribuzione: 2025
Lingua: Italiano
Episodio: Oltre l’agroecologia: tra Sovranità Alimentare e Scienze Gastronomiche
Ospiti episodio: Paola Migliorini
Descrizione del podcast
“Beyond Farmers” per RAMI (Rete Agroecologica Microfarm Italia) è un podcast che parla di imprenditorialità e sostenibilità al fine di comprendere la fitta rete di relazioni sociali, economiche ed ambientali che le sottendono.
Grazie allo spazio dedicato alle interviste ad esperti e professionisti del settore agroalimentare – quali agricoltori e trasformatori di prodotti agricoli – si dà voce alle loro storie, così da favorire uno scambio di idee tra chi ha intenzione di avviare un’impresa e chi invece l’ha già avviata.
Il racconto dei vari progetti imprenditoriali e delle sfide che essi comportano, come delle differenti visioni inerenti il futuro dell’agricoltura e del settore agroalimentare, ha lo scopo di sviluppare negli ascoltatori un pensiero critico: parlare di cibo significa infatti anche parlare del nostro modo di acquistare e di consumare. L’obiettivo principe è quello di renderci tutti un po’ più consapevoli, al fine ultimo di creare, insieme, un sistema alimentare migliore.
Descrizione dell’episodio
Protagonista dell’estratto “Oltre l’agroecologia: tra Sovranità Alimentare e Scienze Gastronomiche” dell’episodio 16 “Che cos’è l’agroecologia?” di Beyond Farmers è Paola Migliorini, professoressa associata dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.
Nella puntata la docente approfondisce diversi aspetti dell’agroecologia, sottolineando l’importanza di quello che mettiamo nel piatto – non solo in merito all’impatto climatico ed ambientale, ma anche rispetto alla sovranità alimentare e alla cultura gastronomica di ogni popolo – evidenziando il legame tra la produttività derivante da pratiche agricole diverse e la dieta e ponendo infine l’accento su come le scienze gastronomiche riescano ad andare oltre l’agroecologia, abbracciando la biodiversità non solo biologica, ma anche culturale.
Per quanto concerne l’impatto ambientale e climatico delle diverse pratiche agricole, è stato evidenziato come vi siano diversi studi che affermano che, a parità di superficie, pratiche biologiche ed agroecologiche determinino rese inferiori rispetto a pratiche agricole convenzionali, configurandosi come “meno sostenibili”.
L’esperta, tuttavia, sottolinea che il discorso sulla produttività non può essere scisso dalla tipologia di dieta: a riconferma di ciò, è stato dimostrato che se si conducesse una dieta vegetariana o una dieta onnivora con un 20% di prodotti animali il fabbisogno di terra pro capite per nutrirsi in maniera sana ammonterebbe a soli 0,20 ettari, contro gli 1,20 ettari previsti invece qualora si conducesse una dieta con un 70% di prodotti di derivazione animale, costituendo, per di più, uno scenario non sostenibile per alimentare la totalità della popolazione mondiale.
Attraverso le evidenze scientifiche presentate si illustra dunque la possibilità di convertire la superficie agricola mondiale al biologico modificando il tipo di dieta, circostanza che, fra l’altro, porrebbe soluzione al problema di sfamare l’intera popolazione umana.
Un altro studio, che è stato condotto considerando la tipologia di dieta ed il gradiente di percentuale biologica del piatto ed il loro impatto sul fabbisogno di terra, ha mostrato come, rispetto al convenzionale, il biologico richieda una piccola percentuale in più di terra determinando, però, fabbisogni energetici ed emissioni di gas serra drasticamente più bassi rispetto alle pratiche agricole convenzionali.
Risulta dunque evidente come il discorso sulla produttività determinata dalle pratiche agricole debba essere necessariamente messo in relazione all’impatto ambientale sul clima, al fabbisogno di energia ed alla tipologia di dieta che si conduce.
La professoressa Migliorini riporta poi un dato allarmante: sembrerebbe, infatti, che la produzione mondiale di carne industriale consumi circa metà della superficie dell’Argentina e del Brasile per produrre mais e soia OGM. Si parla in questo caso di “ghost hectars”, espressione che designa gli ettari che non servono a sfamare la popolazione locale ma i cui prodotti sono destinati ad essere venduti a grandi industrie produttive ed esportati, determinando un elevato danno ambientale, nonché sociale.
È fondamentale, dunque, portare avanti un approccio agroecologico di diversificazione dove il sistema abbia bassi input esterni: in questo caso la modificazione della dieta, infatti, ha un forte impatto sulla nostra salute, oltre che sull’ambiente.
La docente passa poi a chiarire il concetto di “sovranità alimentare”, termine con il quale si delinea il diritto dei popoli ad un’alimentazione che sia da una parte nutritiva, ma anche culturalmente adeguata, accessibile, sostenibile ed ecologica: è il diritto di poter scegliere il proprio sistema alimentare e produttivo. È esattamente l’opposto del concetto di “colonialismo”, in cui è intrinseca un’idea di costrizione dei popoli: la sovranità alimentare è il diritto di scelta su quello che si coltiva e su ciò di cui ci si nutre.
Naturalmente in un mondo globalizzato come quello odierno è difficile tutelare tale diritto e, anzi, spesso le leggi internazionali e gli accordi politici vanno esattamente nella direzione opposta. Il concetto di sovranità alimentare, tuttavia, idealmente si dovrebbe applicare a tutti i Paesi: l’obiettivo sarebbe creare un sistema agricolo ed alimentare che serva alla popolazione che lo coltiva e se ne nutre, in modo da creare un benessere mondiale generale.
È bene poi chiarire che il concetto di sovranità alimentare si declina in sovranità alimentare rispetto ai semi – ovvero poter avere accesso alle risorse genetiche del suolo – rispetto alla terra, rispetto alla gestione delle risorse e dal punto di vista culturale. La professoressa conclude infine il suo intervento evidenziando come spesso l’agroecologia si limiti a prendere in considerazione il sistema alimentare mentre le scienze gastronomiche, in una visione olistica, abbraccino anche la cultura, intesa come preparazione alimentare: non si parla dunque solo di biodiversità, ma piuttosto di biodiversità biologico-culturale in quanto ogni singola varietà agricola è legata ad una specifica trasformazione e preparazione gastronomica.
Ascolta l’epiosodio qui:
Riferimenti
- Episodio su Spotify: https://open.spotify.com/episode/1YUmqpyUT9zQ0iIWpLmm7c




